PSICOLOGA · PSICOTERAPEUTA EMDR · DBR
dr.ssa Roberta Paradisi
dr.ssa Roberta Paradisi

Entra. Sembra portare un peso enorme. Si siede di fronte a me.
Ogni cosa che racconta, ogni scelta, persino ogni desiderio, diventa una lotta tra ciò che sente di dover fare e ciò che vorrebbe davvero.
A decidere sembra essere un’antica legge che si porta dentro.
A volte quella legge ha la voce del genitore, che le ricorda i mille pericoli del divertirsi, che la fregatura è sempre dietro l’angolo e che abbassare la guardia non è mai una buona idea.
Poi c’è qualcosa di ancora più arcaico, quasi culturale: quella colpa che devi recitare persino in chiesa. Anche se sei atea, ma ogni tanto dimentichi di essere nata a Roma, a due passi dal Vaticano.
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Che fatica.
Contesto familiare e contesto culturale esplodono insieme dentro di lei. Iniziamo lentamente un percorso fatto di consapevolezza, spontaneità e possibilità di scegliere.
Quando esce dalla stanza, entrano altre persone. Storie diverse, vite diverse, ma quella sensazione ritorna: il senso di colpa.
Di solito pensiamo che sentirsi in colpa significhi aver fatto qualcosa di male. A volte è così. La colpa può aiutarci a riconoscere un danno, ad assumerci una responsabilità e, quando è possibile, a riparare.
Ma non sempre indica una responsabilità reale.
A volte ci sentiamo in colpa semplicemente perché abbiamo disobbedito a una regola imparata molto tempo fa.
L’Analisi Transazionale parla di copione di vita: una trama che iniziamo a costruire da bambini attraverso le parole che riceviamo, ma anche attraverso gli sguardi, i silenzi, le paure e le aspettative delle persone dalle quali dipendiamo.
I messaggi possono essere espliciti oppure appena accennati: non essere troppo importante, non avere troppi bisogni, non essere fino in fondo te stessa.
Altri sembrano quasi consigli per diventare persone migliori: sii forte, sii perfetta, compiaci gli altri, sforzati di più.
Un bambino può imparare così che per essere amato, accettato o semplicemente tranquillo deve rispettare alcune condizioni. E quelle condizioni, con il tempo, diventano normali. Talmente normali da non essere più riconosciute come regole.
Poi si cresce.
E quando finalmente si prova a fare qualcosa di diverso, ecco che arriva la colpa.
Ci si sente egoisti per aver detto di no. Irresponsabili per essersi divertiti. Pigri per essersi fermati. Cattivi per aver deluso qualcuno, anche quando quella delusione era inevitabile.
È qui che penso ad Atlante.
Atlante non spinge un masso su una montagna. È condannato a sostenere sulle proprie spalle la volta celeste. Non può deporla: nella sua immagine, il cielo intero dipende da lui.
Molte persone vivono con la stessa sensazione. Portano pesi che forse nessuno ha mai chiesto loro apertamente di sostenere, ma che non riescono ad appoggiare. Temono che, se lo facessero, qualcosa crollerebbe: una relazione, la famiglia, l’equilibrio di qualcun altro o l’idea di essere una brava persona.
La colpa serve anche a questo: a ricordare che il peso deve restare lì.
Nel lavoro terapeutico non basta dire: “Non devi sentirti in colpa”. Sarebbe troppo facile e probabilmente anche inutile.
Occorre capire da dove arriva quella colpa e che cosa sta chiedendo.
C’è davvero qualcosa da riparare? Oppure quella persona ha soltanto smesso di fare ciò che gli altri si aspettavano da lei?
Sta tradendo i propri valori o sta uscendo da un ruolo che ha ricoperto per anni?
Liberarsi non significa smettere di considerare gli altri o fare qualunque cosa si desideri. Significa riuscire a scegliere nel presente, riconoscendo quando a parlare è una responsabilità reale e quando, invece, è una vecchia voce interiorizzata.
Ho sentito il bisogno di scrivere questo articolo perché il senso di colpa entra quasi ogni giorno nella stanza di terapia. Cambiano le persone, ma lui si presenta spesso nello stesso modo: come un peso che sembra impossibile deporre.
E allora ti lascio con una domanda, sulla quale mi piacerebbe davvero confrontarmi con te: quando senti il senso di colpa, c’è qualcosa che desideri riparare oppure hai semplicemente infranto una legge che non hai mai scelto?
Se ti va, puoi rispondere anche soltanto scegliendo una possibilità:
Puoi scrivermi direttamente su WhatsApp oppure trovare tutte le informazioni nella pagina Contatti.